In partenza per Parigi, in viaggio di piacere, con una voglia matta di staccare la spina, ma già sapendo che sabato sera c’è Inter-Juve, alla quale non rinuncerei per nessuna ragione al mondo, e mezz’ora più tardi Fortitudo-Benetton, che mi posso però benissimo registrare su My Sky e vedermela senza fretta di ritorno domenica (notte) dalla Ile de la Citè. Sperando che il mio amico Sky non dia ancora voce a Cicciobello Tranquillo, leader massimo della Banda Osiris e di quelli che Eleni chiama i ragazzi (senza cuore ed emozioni) della televisione lecca lecca. Grande Orso, vorrei gettarti le braccia al collo, ma so che magari mostreresti le unghie e ti ritireresti scontroso nella vecchia tana. E allora ti stuzzico: (Enrico) Varriale si scrive con due erre come (Leo) Turrini. O con una sola erre? Non me lo ricordo mai. E Dallera è Dallera o Dellera? Forse Dallera. Francesca Dellera è difatti tutta un’altra cosa: scoperta da Tinto Brass in Capriccio è stata la musa ispiratrice di Marco Ferreri ne La Carne (soffice e burrosa). Con Daniele Dallera non devo poi pentirmi di niente: lo raccolsi dalla strada quando si metteva ancora le dita nel naso e gli mancavano tre esami per laurearsi in medicina. Voleva fare il giornalista, era già allora innamorato del Grigo, capiva di basket più di me e intanto mi teneva il tabellino nelle partite della sera e diceva a mia figlia che per me si sarebbe buttato dal quarto piano. ”Se entri in redazione poi va a finire che non diventi più dottore”. E così è stato. Però è diventato capo redattore al Corriere della Sera, si è preso Domenico Calcagno come vice e non lo sento più da tre o quattro anni. Ma ora basta coi ricordi, belli o brutti che siano. Devo chiudere. Altrimenti perdo l’aereo e la Tigre mi sbrana. Però due cose di pallacanestro le devo anche dire per farci almeno un titolino. La prima è che non capisco tutto questo grande chiasso per Siena. Come si dice nelle corse dei cavalli, la squadra dell’amico Minucci è di un’altra categoria. Ma questo lo vado dicendo ormai da tre anni, quando nessuno mi dava come al solito bada e s’affezionava piuttosto ad altri orticelli che sembravano grassi ma non lo erano. Adesso tutti meravigliano per il Montepaschi perchè domina in Eurolega e ha rifilato un ventello alla Lottomatica in casa sua: amici miei, d’accordo che non è mai troppo tardi, come si raccomandava il maestro Manzi, ma, se adesso mi fate i pavoni, ci penso io a stangarvi dicendovi che con la vostra scoperta dell’acqua calda al massimo vi potete pulire il deretano. E poi e poi e poi ci sarebbe anche da commentare la notizia che ho letto stamane sul Gazzettino: “La Reyer chiama Bizzozi: sarà il vice di Dalmasson“. Stefano è bravo: l’ho visto nascere (e crescere) e diventare qualcuno a Pesaro. Proprio come Dallera al Giorno O Dellera? E ridagliela. E’ un veneziano del Dolo di cui avevo perso le tracce. Capita. Però prendere Zorzi come numero due all’Umana prima che il Paron seguisse Boniciolli alla Virtus, possibile che non sia venuto in mente al presidente Fassotuttomi (al secolo Brugnaro) o a Dan Peterson o a qualche altro della sua corte dei miracoli? Purtroppo le foglie sono già cadute tutte per terra e una Reyer che ambiva d’estate al quarto quinto posto (legittimo) nei playoff di Legadue, adesso non è ultima in classifica perchè per fortuna c’è anche l’Edimes Pavia…
Tags: Bizzozi, corriere della sera, dallera, Dalmasson, dellera, grigo, Manzi, Marco Ferreri, minucci, My Sky, Paron Zorzi, Tinto Brass, varriale


(5 out of 5)

Oscar Eleni dal vulcano nell’isola dove i Maifredi diventano geniali, dove i Tranquillo diventano Variale senza mai trovare il loro Zenga bitorzoluto, dove chi ha fatto saltare il banco pensa di non aver mai barato, dove le vittorie anche quelle prese per la coda sono ritorno verso il sole invece che momenti di amara riflessione sul passato, sul presente, ma , purtroppo, per loro, anche sul futuro come avrebbero detto quelli che a Milano si rotolavano dal ridere in tribuna dopo i primi 10 minuti, dopo aver visto Bozo Malikovic scuotere il testone parlando con Sasha Djordjevic, dopo aver visto la cenere come cipria per troppe facce. Intorno al vulcano dove, per fortuna, non predicano quelli che scoprono in ogni taverna gente con la schiena dritta, i rivoluzionari con il bastoncino di zucchero filato come unica arma, quelli che si domandano perplessi chi conosce la lingua universale per farsi ascoltare a Cinisello e New York, sull’erba tenera di questo isolotto scaldato dalla lava sottostante una dea prova a cantarci la poesia haiku del montanaro Issa che servirà per dormire sereni: Oh! Potessi almeno salire / Da questi fiori di palude / Fino a quella nuvola.
Dalla prima pagina della Gazzetta dello Sport: la lista della spesa di Mourinho, la solita minestra, la Coppa Italia, la Juve col Genoa, la samba di Ronaldinho, Maradona che già litiga, ancora su Mou, “non ci lasciare” (supplica Boban), il Rompipallone di Gene Gnocchi (notevole), persino la maratona di Milano con Fragomeni e Messaggio. Se non sbaglio Giacobbe Fragomeni è un campione del mondo di pugilato un po’ avanti con gli anni, ma questa Susanna Messaggio da dove salta fuori? L’ho chiesto a mia moglie e neanche lei ha saputo dirmi granchè. Verrà da qualche isola televisiva e comunque la maratona da Piazza Castello all’Arco della Pace, che non pensavo mai fosse così tanta strada, è organizzata dalla Rcs Sport per conto della Gazzetta. E così ora tutto torna e vi apparirà molto più chiaro. Ugualmente però è clamoroso, oltre che scandaloso, che nello stesso momento in cui all’interista (sfegatato) Carlo Verdelli viene assegnato il premio Coni Ussi 2008 per la grafica (e non per la scrittura, almeno questo!) il giornale da lui diretto becca il buco più grosso e tremendo dell’anno non riservando una sola riga all’uscita ieri in libreria della biografia “Dico tutto” di Antonio Cassano, scritta per la Rizzoli da Pierluigi Pardo di Sky, che già stamattina è stata la notizia più ripresa dai tg (succhiaruote) di tutte le tv di Berlusconi e del resto (invero poche) del reame. “Ho avuto 600-700 donne: le facevo entrare di nascosto a Trigoria”. “Gentile è un viscido e Capello è più falso
Felice sì. D’aver ritrovato finalmente un compagno di viaggio che era fantastico e resta unico. Mai una volta che si sia appisolato anche nei lunghi rientri a Milano nel cuore della notte. Dopo magari aver ben cenato e ancor meglio bevuto. La pazienza (infinita) d’aspettare che partorissi il pezzo. Avevo appena scritto il capello che Oscar aveva già dettato anche le pagelle e il tabellino. E allora teneva compagnia al custode del palasport (con le chiavi in mano) che aveva fretta di tornare a casa dalla moglie che gli aveva preparato la minestra che gli piaceva tanto coi cavoli. I primi ad arrivare a destinazione, anche prima degli arbitri. Gli ultimi a spegnere la luce. Il rispetto (assoluto) per me che ero alla guida col piede molto pesante sull’acceleratore e mille strane idee per la testa. Sempre un dialogo intelligente e stimolante. Il basket in cima a tutto. Niente donne, tanti detrattori, pochi amici ma da difendere sempre, col coltello tra i denti, pure quando sapevamo tutti e due benissimo che forse forse potevano anche aver sbagliato. Troppo bravo per non essere invidiato e capito. Insieme ovunque: sull’ascensore di Chicago che portava alla suite di Gianni De Michelis, allora presidente di Lega. Lassù al trentasettesimo piano circondato dalla sua corte e sulle ginocchia due miss (venute dall’Italia) coi tacchi a spillo più lunghi che abbia mai visto in vita mia. Quella volta in cui ci riuscì d’intervistare in esclusiva Michael Jordan alla vigilia dell’All Star Game 1988. Prima del volo del giorno dopo per i Giochi invernali di Calgary in Canada. Dove Albertone Tomba vinse l’oro in gigante e in slalom e divenne la Bomba
di OSCAR ELENI
Ho una grossa sorpresa chiusa a chiave nel cassetto, ma non aprirò il cassetto prima di lunedì. Altrimenti di che cavolo di sorpresa potrei parlare? Lapalissiano. Non la svelerebbe nemmeno Jacques Chabannes, signore de La Palice ed eroico maresciallo francese caduto in battaglia (Pavia, 1535), al quale i soldati dedicarono una canzoncina che faceva più o meno così: “Un quarto d’ora prima della morte era ancora in vita”. Tempo al tempo. Sorprendentemente invece Milano ha perso ancora. E per due volte di fila in casa. Prima con l’Efes e poi con Montegranaro. Ma se la sconfitta in Eurolega ci può forse, sottolineo forse, anche stare, quella con la Premiata di Alessandro Finelli non è spiegabile nemmeno dalle assenze di un ex come Luca Vitali o di Massimo Bulleri o di Pape Sow, il due e otto di Dakar che non viene da Parigi, ma dalla Polonia (Sopot). Ma c’erano Sangarè, Thomas, Hawkins, Hall, Rocca, oltre a Mordente, Katelynas e Beard. Insomma quanto sarebbe dovuto bastare per sculacciare i ragazzini del caro vecchio Garris, trentaquattro marie, 71 punti realizzati in due stagioni Nba (Denver e Orlando), ripudiato due anni fa dalla Milano dei Corbelli e dei Natali. Ieri sera a Belgrado il buon Mason Rocca non ha nemmeno messo il naso sul parquet e Yohann Sangarè ha giocato con 38° di febbre, eppure dopo un quarto d’ora di partita quasi perfetta (sul più 23) mi sono illuso che l’Armani potesse tornare a vincere dopo quasi un mese d’abbondanti vacche magre. E invece ci ha pensato Mike Hall nel finale a consegnare la vittoria al Partizan sull’ennesimo piatto d’argento. Ora leggo che anche dalla Serbia sono arrivati segnali incorraggianti per il futuro della squadra del secondo stilista più ricco del mondo (dopo Ralph Lauren) e il quarto (uomo) più ricco del Belpaese. E ancora che l’ennesima sconfitta dei giovanottoni di Pierino Bucchi, per quanto amara, è stata comunque confortante. Sarà anche così. Però scusate se insisto, ma dall’Armani di Armani